Dante Alighieri (il Sommo Poeta): la Vita e la Divina Commedia

Chi era Dante Alighieri?

Il padre della lingua Italiana

Quanto pensi di conoscere Dante? Ti ricordi se era un Guelfo nero o un Guelfo bianco? Sai perchè è considerato il padre della lingua Italiana?

In questa pagina, vi parleremo di uno scrittore e politico fiorentino, delle sue opere, e della sua influenza sulla lingua Italiana; parleremo di chi viene spesso chiamato il Sommo Poeta; parleremo di Dante Alighieri.

Colui che è per l’Italia quello che Shakespeare è per gli inglesi, Cervantes per gli spagnoli, Goethe per i tedeschi, ma forse anche qualcosa in più.

La vita di Dante – scrittore e politico (Guelfo bianco)

Dante nasce a Firenze nel 1265 e muore a Ravenna durante l’esilio dalla sua città natale.

Infatti Dante non fu solo un letterato e uno scrittore, ma anche un uomo politico che giocò un ruolo abbastanza importante nella Firenze del suo tempo.

Partecipò infatti al consiglio della città e poi fu eletto come priore (cioè, rappresentante) dell’Arte dei Medici e degli Speziali, la potente corporazione dei medici e dei farmacisti.

A quel tempo le maggiori organizzazioni del lavoro partecipavano attivamente al governo della città, anche per limitare l’influenza delle famiglie più potenti – alcune delle quali di origine nobile – sulla vita sociale e politica.

L’esilio di Dante – Comandato dai Guelfi neri

La condanna al rogo

Quando nel 1301 il partito dei Guelfi neri (sostenitori radicali del Papa e del potere temporale della Chiesa) andò al potere, condannò a morte Dante, che era membro del partito dei Guelfi bianchi, fieri oppositori del Papa Bonifacio VIII per le sue interferenze nella vita politica cittadina e i suoi legami con le famiglie economicamente più influenti.

Queste ultime facevano appunto capo al partito dei Guelfi neri.

La condanna al rogo pronunciata in contumacia contro Dante (che infatti in quel momento per sua fortuna si trovava fuori Firenze) fu emessa in base ad accuse per la maggior parte false  e fabbricate ad arte: frode, estorsione, corruzione e perfino pederastia.

La distruzione della casa  di Dante (oggi ricostruita)

Come si usava fare a quel tempo ogni volta che un avversario politico veniva bandito dalla città o condannato a morte, la casa della famiglia Alighieri – situata proprio nel cuore del centro storico – fu demolita.

Distruggere le case dei nemici politici significava cancellare simbolicamente la loro memoria e ogni traccia della loro presenza in città.

A proposito, un’informazione utile per chiunque volesse visitare Firenze: la Casa di Dante segnalata in molte guide turistiche è un museo che documenta fedelmente la storia di Firenze nei secoli XIII e XIV.

L’edificio è una ricostruzione in stile medievale fatta all’inizio del Novecento e si trova più o meno nella stessa area dove sorgeva la casa della famiglia Alighieri, a pochi passi dalla chiesa di Santa Margherita dei Cerchi, che lo stesso Dante era solito frequentare.

L’esilio nell’Italia settentrionale

Per evitare la condanna, Dante passò gli ultimi venti anni della sua vita in un doloroso esilio trascorso prevalentemente nell’Italia settentrionale, per la precisione tra Romagna e Veneto, soggiornando di volta in volta a Forlì, Verona, Padova, Treviso e infine a Ravenna sotto la protezione delle famiglie che governavano quelle città.

Nella Divina Commedia, precisamente nel canto XVII del Paradiso, Dante fa un riferimento esplicito alla sua condizione di esule per bocca del suo antenato Cacciaguida: “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui…”.

Questa frase richiama anche un’usanza della vita quotidiana di allora.

A quel tempo il pane a Firenze si faceva senza sale, come del resto oggi, mentre nel resto d’Italia il pane si salava.

Questo era dovuto alla difficoltà dei rapporti politici e ai frequenti conflitti con Pisa, la potente repubblica marinara che deteneva il monopolio della produzione del sale.

Dunque, metaforicamente il pane mangiato da Dante in esilio aveva un sapore troppo salato, quasi amaro: amaro come la sua lontananza dalla sua amata Firenze.

La morte di Dante a Ravenna, nel 1321

Dante muore nel 1321 a Ravenna, dove ancora oggi si trova  il suo corpo all’interno di un mausoleo.

La tomba di Dante che vediamo dentro la chiesa di Santa Croce è in realtà un cenotafio, ovvero una tomba vuota.

In altre parole, solo un monumento celebrativo al grande poeta.

La Divina Commedia

Come è universalmente noto, la grandezza di Dante è data soprattutto dalla sua opera letteraria e in particolare dal suo poema più famoso, la Divina Commedia.

Secondo fonti attendibili, il titolo originale era con tutta probabilità Comedia, con l’accento sulla i.

Nella letteratura italiana c’è un prima-Divina Commedia e un dopo-Divina Commedia.

Dopo la Divina Commedia, tutto cambiò.

La Divina Commedia ebbe un successo incredibile: nel XIV secolo fu un vero bestseller.

Inferno, Purgatorio e Paradiso

La Commedia parlava di un viaggio immaginario fatto da Dante stesso nell’oltretomba, nell’aldilà, sotto la guida del poeta latino Virgilio.

Nell’oltretomba, nell’aldilà (quello che in inglese si chiama afterlife), Dante incontra i più importanti personaggi della storia della sua epoca.

Un viaggio diviso in tre luoghi diversi dell’oltretomba.

L’Inferno, dove i peccatori scontavano le loro pene in eterno.

Il Purgatorio, in cui i piccoli peccatori attendevano il tempo di entrare in Paradiso: qui Dante incontrò la sua amatissima Beatrice.

In qualche modo Dante inventa quello che sarà l’immaginario collettivo dell’aldilà in Occidente. Attraverso questa geniale intuizione, in questo poema Dante parla degli aspetti  salienti della società della sua epoca: di politica, di religione, di filosofia, di economia.

Specialmente in alcuni canti dell’Inferno Dante rappresenta e critica ferocemente alcuni personaggi della scena politica fiorentina e toscana.

Anche nei secoli successivi la Divina Commedia fu letta da moltissime persone in tutta Italia.

Tutt’oggi è parte integrante e fondamentale dei programmi scolastici di lingua e letteratura.

La scelta del Volgare (De vulgari eloquentia)

La sua grandezza non è solo nei contenuti, ma soprattutto nella forma, per la bellissima qualità della poetica, per le sue rime straordinarie, ma soprattutto perché Dante fece qualcosa di assolutamente rivoluzionario.

Dante scrisse la Divina Commedia in volgare.

Che significa “volgare”? L’Italia fra il 1200 e il 1300 era una nazione divisa in tante piccole città-stato ed in ognuna di queste città si parlavano dialetti diversi che venivano chiamati le “lingue volgari”, cioè le lingue comunemente parlate dalla popolazione (dal latino vulgus, “popolo”).

In realtà, nella pratica quotidiana si scriveva sempre in latino e il volgare era utilizzato per scrivere solo cose di poca importanza.

Alla questione dell’uso del volgare Dante aveva dedicato un saggio scritto in latino tra il 1303 e il 1305, De vulgari eloquentia.

Dante sviluppò su larga scala e portò a compimento delle tendenze che avevano già preso vita.

Il Dolce Stil Novo di Guido Guinizzelli e il volgare fiorentino

Dante stesso faceva parte di un movimento poetico, il Dolce Stil Novo, fondato da Guido Guinizzelli.

I suoi membri utilizzavano il volgare per i loro componimenti poetici.

Inoltre, alcuni decenni prima in Sicilia, alla corte di Federico II di Svevia, si era formato un cenacolo di poeti che avevano scritto versi in volgare siciliano.

Nella Divina Commedia Dante cambia completamente le regole del gioco: è infatti il primo poeta a scrivere un’opera di così grande portata e dimensione non in latino, ma in volgare fiorentino.

La cosa piacque moltissimo.

Dante rivoluziona la letteratura e da quel momento tutti gli scrittori più attenti alle novità, come Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, cominceranno a scrivere nel dialetto di Firenze, nel volgare fiorentino che diventerà non solo il dialetto più popolare d’Italia, ma anche il più famoso e il più prestigioso.

Tanto è vero che nel resto d’Italia parlare fiorentino era considerato un segno di grande raffinatezza.

L’influenza di Dante sull’Italiano di oggi

A partire dal XVII secolo si comincia a discutere su quale lingua parlare e quali forme usare.

Quando nel 1861 l’Italia diventa una nazione unita, si deve scegliere un’unica lingua nazionale.

Naturalmente la scelta cade sulla lingua di Dante, il sommo poeta.

La difficoltà nel sostituire i dialetti

Tuttavia, sia nelle aree rurali che ta i ceti proletari e medio-borghesi residenti nelle aree urbane si continuavano a usare prevalentemente i dialetti e questa tendenza sarebbe continuata per parecchi decenni.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale in Italia la maggior parte della popolazione parlava ancora i dialetti come lingue di comunicazione sociale.

Soprattutto negli strati più bassi della popolazione il livello di istruzione era piuttosto carente ed esisteva ancora un alto tasso di analfabetismo.

Un buon livello di istruzione era ancora un privilegio riservato a pochi; la scuola superiore e soprattutto l’università erano frequentate principalmente dai figli della borghesia.

L’uniformarsi dell’Italiano dagli anni Sessanta

Un modello di lingua italiana standard si è diffuso negli ultimi settant’anni in virtù del crescente livello di scolarizzazione e anche grazie alla televisione, che specialmente negli anni Sessanta ha proposto dei criteri uniformi di sintassi e pronuncia, realizzando anche dei programmi educativi molto utili, compresi corsi di alfabetizzazione per adulti.

Dunque, quale conclusione possiamo trarre da tutto questo?

Semplicemente che attraverso un lungo e complesso processo evolutivo durato più di sei secoli il fiorentino parlato e scritto da Dante è stato (e rimane) la base di quella lingua che tutti voi volete parlare: vi sembra poco?

Un altro motivo per  scegliere di studiare l’italiano, un altro motivo per decidere di iniziare a studiare Italiano a Firenze.

 


Scritto da Enzo Boddi (nella foto), insegnante di Italiano a Firenze, basato su un progetto video di Maurizio Faggi, insegnante di Italiano a Firenze.

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15 commenti su “Dante Alighieri (il Sommo Poeta): la Vita e la Divina Commedia

  1. Mi è piaciuto molto leggere l’articolo. Non ho mai letto la Divina Commedia ed il suo racconto è stato molto interessante per me. Anche è stato molto importante conoscere l’origine della lingua italiana moderna. Io sono andata varie volte in Italia. Conosco Firenze e Ravenna. Amo l’Italia ma sono argentina e vivo a Buenos Aires.
    È anche utile sentire e guardare il video pero accostumarmi alla pronunzia.

  2. Tu sei fatto un bravo riassunto della vita di dante e della sua opera piu importante. Ho letto l’inferno e il paradiso anche se era difficile di capire nel italiano vecchio ce’l ho messa tutta e ne vale la pena!

  3. Gracias por la lección. Me anima a seguir adelante con las siguientes lecturas y videos. Ojalá pronto pueda escribir mi comentario en italiano.

  4. Grazie per il video e l’articolo: mi hanno ispirato a provare a leggere La Divina Commedia, di cui avevo un po’ paura a causa della difficoltà percepita.

    1. Fantastico, Margaret! Che bella notizia sentirti dire che questo video e articolo ti hanno spinto a fare questo passo =)

    1. Grazie mille Omaira, ci fa piacere leggere che l’articolo ti è piaciuto molto! =)

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